mercoledì 26 maggio 2004

Un po' d'ironia

Poiché non si può essere sempre seri mi sono fatta un giro sul sito VOTANTONIO dove ho trovato alcune vignette carine come quella sottoriportata:













E c'è anche un nuovo portale:











A proposito di Berlusconi, ha nuovamente detto che dopo il voto diminuirà  le tasse, allora votiamolo, dopo le elezioni (da una vignetta di Altan).

LUI SAPEVA






We know that long before September 11th, indeed from its first days, the Bush Administration was planning for war with Iraq and the subsequent occupation of the country.

Ignoring reports from weapons inspectors, overriding objections from our allies, overruling the dissenting views of his intelligence agencies, George Bush relentlessly led us into a war that has cost 500 American lives, left 3,000 seriously injured, and has already cost more than $100 billion.
He knew Iraq was not a nuclear threat. He knew there was no Iraq connection to 9/11.
For all these reasons, Congress must censure George Bush.

WIN WITHOUT WAR

La statua della libertà con il cappuccio nero





La Statua della Libertà con la testa coperta da un cappuccio nero, come se l'America fosse uscita dalla prigione di Abu Ghraib, e una voce fuori campo che afferma:“DICEVANO CHE ANDAVAMO IN IRAQ PER PORTARE I VALORI AMERICANI: DEMOCRAZIA, LIBERTA’. MA QUALCOSA E’ ANDATO TERRIBILMENTE STORTO”.
Si tratta di uno spot di protesta per le torture in Iraq intitolato “Licenziare Rumsfeld” che ha cominciato a girare oggi in 14 grandi città degli Usa e che resterà sugli schermi per una settimana. A incappucciare la statua è stata la "MoveON.org", l'organizzazione “liberal” che, nella corsa alla Casa Bianca 2004, propone da mesi slogan e filmati anti-Bush.


martedì 25 maggio 2004

La trappola Iraq

Se la guerra lampo è stata un successo, e come poteva non esserlo quando il più potente esercito del mondo attacca un piccolo paese, peraltro immiserito da 10 anni di blocco economico, il “dopoguerra”  si è dimostrato un totale fallimento.
Le forze della coalizione non sono state accolte come liberatrici, ma avversate come occupanti e l’ostilità nei loro confronti non accenna a diminuire coinvolgendo anche le nostre truppe che, in teoria, dovrebbero svolgere una missione di “peacekeeping”, ma si sono trovate implicate in una vera e propria guerra.
In sintesi il governo Bush ha voluto e fatto questa guerra adducendo motivazioni che si sono dimostrate tutte false o irrealizzabili, e cioè:
-          sventare un attacco con armi di distruzione di massa  che non sono state trovate;
-          sconfiggere il terrorismo islamico che, in Iraq, prima della guerra, non era molto rappresentato (peraltro, tenuto conto che dei 14 arrestati per la strage dell’11 settembre ben 14 erano sauditi, ci si potrebbe domandare perché allora attaccare l’Iraq anziché l’Arabia Saudita),mentre, proprio a causa della guerra, il paese è diventato un’immensa base di Al Qaeda, organizzazione cui si sono avvicinati anche coloro che pur non essendo fondamentalisti vogliono tuttavia cacciare le truppe straniere dal proprio paese;
-          esportare la democrazia in Iraq e poi in tutta l’area mediorientale con conseguente stabilizzazione dell’area, ma, a prescindere dal fatto che la democrazia non si esporta con le bombe, si è visto che tra gli esportatori di democrazia c’erano  torturatori e pervertiti sessuali, forse solo tollerati, ma, più probabilmente, comandati a quei comportamenti dai vertici militari e dei servizi segreti.
Intanto,mentre la situazione rimane incandescente in tutta l’area mediorientale, anche per la politica scriteriata di Sharon appoggiato senza condizioni dal governo Bush, il prezzo del petrolio aumenta e le aziende, in larga parte americane, accorse in Iraq per dare l’avvio alla stramiliardaria opera di ricostruzione, sono costrette alla fuga.
Ora Stati Uniti e Inghilterra invocano l’ONU, fin qui tanto disprezzata, e sperano di continuare a dirigere la guerra sotto una divisa diversa.  Ma giustamente la Francia frena perché vuole garanzie sui comandi. E non si può certo pretendere che chi ha avversato questa disgraziata guerra ora voglia venire incontro a chi l’ha voluta salvandogli la faccia senza nemmeno ottenere un comando e garanzie sulla partecipazione alla ricostruzione.
Intanto da noi i politici degli opposti schieramenti continuano a discutere, insultandosi a vicenda, se dobbiamo andarcene o restare in Iraq.
Chi sostiene il mantenimento delle truppe lo motiva in larga parte con il fatto che andarsene significherebbe consegnare il paese alla guerra civile. Forse, ma può anche essere che proprio la presenza di truppe straniere nel paese abbia riunito Sciiti e Sanniti che potrebbero anche trovare un accordo.
A mio parere eventualmente i motivi per restare sono essenzialmente i seguenti:
-          Andarsene oggi potrebbe apparire una fuga disonorevole anche a causa dei venti morti che abbiamo lasciato nella scriteriata operazione decisa per compiacere un potente alleato che si credeva ormai vittorioso  (motivazione non nuova nella storia del nostro paese);
-          Non conviene a noi e a nessun paese occidentale lasciare il paese in mano ai fondamentalisti islamici.
Così una guerra sbagliata voluta sostanzialmente dal governo americano, ma sostenuta anche dalla dabbenaggine di altri governi europei vassalli degli Stati Uniti, è diventata una trappola con poche vie d’uscita.
Infatti anche l’intervento dell’ONU resta improbabile se gli Stati Uniti non intendono rinunciare al comando delle operazioni e dubito che lo faranno.

lunedì 17 maggio 2004

Siamo in guerra

Ormai è palese che la  nostra non è più una missione pace.Non lo è mai stata, ma fino a qualche tempo fa si poteva fingere che lo fosse. Ora siamo in guerra. Sarà il caso che almeno il Parlamento si esprima, come vuole la Costituzione.
Avremmo dovuto essere solidali con Francia e Germania l'anno scorso. Non avremmo poi dovuto partecipare ad una missione che di pace aveva solo il nome. L'Italia e l'Europa non avevano alcun interesse a partecipare alla sconsiderata avventura di Bush. Oggi però da quell'avventura è derivata una situazione pericolosa per tutto l'Occidente e forse non è più il caso di abbandonare, non tanto per l'eventuale guerra civile che potrebbe insorgere nel paese (in fondo sono fatti degli iracheni), quanto perché il paese è diventato una base di Al Qaeda, ciò che non era ai tempi di Saddam Hussein, e l'eventuale vittoria degli estremisti islamici costituirebbe un grave pericolo per tutto l'Occidente. A questo punto ci vorrebbe una risoluzione comune europea che decidesse di continuare la guerra. Ma posso anche capire che chi non l'ha mai voluta non si voglia impegnare, anche perché le opinioni pubbliche sono in larga parte contrarie.

domenica 16 maggio 2004

Iraq - Che si arrangino da soli!

[La vignetta di Elle Kappa presa dalla Repubblica diceva "che succederà  se lasciamo l'Iraq?" "Niente, gli lasciamo cappuccio, chiodi, filo spinato, elettrodi, ecc., e che si arrangino da soli]




















sabato 15 maggio 2004

BARBARIE

Non ci sono limiti all’orrore.
Prima le foto delle torture sui prigionieri iracheni da parte dei soldati americani venuti a portare la democrazia a chi per trent’anni aveva subito il terrore di un regime dittatoriale, poi il video del civile americano sgozzato.
Si tratta di episodi ugualmente esecrabili, con la differenza che loro, i fondamentalisti islamici, sono “barbari”, mentre gli americani non solo dovrebbero essere civili, ma si sarebbero assunti il compito di portare la democrazia nel mondo.

mercoledì 26 maggio 2004

Un po' d'ironia

Poiché non si può essere sempre seri mi sono fatta un giro sul sito VOTANTONIO dove ho trovato alcune vignette carine come quella sottoriportata:













E c'è anche un nuovo portale:











A proposito di Berlusconi, ha nuovamente detto che dopo il voto diminuirà  le tasse, allora votiamolo, dopo le elezioni (da una vignetta di Altan).

LUI SAPEVA






We know that long before September 11th, indeed from its first days, the Bush Administration was planning for war with Iraq and the subsequent occupation of the country.

Ignoring reports from weapons inspectors, overriding objections from our allies, overruling the dissenting views of his intelligence agencies, George Bush relentlessly led us into a war that has cost 500 American lives, left 3,000 seriously injured, and has already cost more than $100 billion.
He knew Iraq was not a nuclear threat. He knew there was no Iraq connection to 9/11.
For all these reasons, Congress must censure George Bush.

WIN WITHOUT WAR

La statua della libertà con il cappuccio nero





La Statua della Libertà con la testa coperta da un cappuccio nero, come se l'America fosse uscita dalla prigione di Abu Ghraib, e una voce fuori campo che afferma:“DICEVANO CHE ANDAVAMO IN IRAQ PER PORTARE I VALORI AMERICANI: DEMOCRAZIA, LIBERTA’. MA QUALCOSA E’ ANDATO TERRIBILMENTE STORTO”.
Si tratta di uno spot di protesta per le torture in Iraq intitolato “Licenziare Rumsfeld” che ha cominciato a girare oggi in 14 grandi città degli Usa e che resterà sugli schermi per una settimana. A incappucciare la statua è stata la "MoveON.org", l'organizzazione “liberal” che, nella corsa alla Casa Bianca 2004, propone da mesi slogan e filmati anti-Bush.


martedì 25 maggio 2004

La trappola Iraq

Se la guerra lampo è stata un successo, e come poteva non esserlo quando il più potente esercito del mondo attacca un piccolo paese, peraltro immiserito da 10 anni di blocco economico, il “dopoguerra”  si è dimostrato un totale fallimento.
Le forze della coalizione non sono state accolte come liberatrici, ma avversate come occupanti e l’ostilità nei loro confronti non accenna a diminuire coinvolgendo anche le nostre truppe che, in teoria, dovrebbero svolgere una missione di “peacekeeping”, ma si sono trovate implicate in una vera e propria guerra.
In sintesi il governo Bush ha voluto e fatto questa guerra adducendo motivazioni che si sono dimostrate tutte false o irrealizzabili, e cioè:
-          sventare un attacco con armi di distruzione di massa  che non sono state trovate;
-          sconfiggere il terrorismo islamico che, in Iraq, prima della guerra, non era molto rappresentato (peraltro, tenuto conto che dei 14 arrestati per la strage dell’11 settembre ben 14 erano sauditi, ci si potrebbe domandare perché allora attaccare l’Iraq anziché l’Arabia Saudita),mentre, proprio a causa della guerra, il paese è diventato un’immensa base di Al Qaeda, organizzazione cui si sono avvicinati anche coloro che pur non essendo fondamentalisti vogliono tuttavia cacciare le truppe straniere dal proprio paese;
-          esportare la democrazia in Iraq e poi in tutta l’area mediorientale con conseguente stabilizzazione dell’area, ma, a prescindere dal fatto che la democrazia non si esporta con le bombe, si è visto che tra gli esportatori di democrazia c’erano  torturatori e pervertiti sessuali, forse solo tollerati, ma, più probabilmente, comandati a quei comportamenti dai vertici militari e dei servizi segreti.
Intanto,mentre la situazione rimane incandescente in tutta l’area mediorientale, anche per la politica scriteriata di Sharon appoggiato senza condizioni dal governo Bush, il prezzo del petrolio aumenta e le aziende, in larga parte americane, accorse in Iraq per dare l’avvio alla stramiliardaria opera di ricostruzione, sono costrette alla fuga.
Ora Stati Uniti e Inghilterra invocano l’ONU, fin qui tanto disprezzata, e sperano di continuare a dirigere la guerra sotto una divisa diversa.  Ma giustamente la Francia frena perché vuole garanzie sui comandi. E non si può certo pretendere che chi ha avversato questa disgraziata guerra ora voglia venire incontro a chi l’ha voluta salvandogli la faccia senza nemmeno ottenere un comando e garanzie sulla partecipazione alla ricostruzione.
Intanto da noi i politici degli opposti schieramenti continuano a discutere, insultandosi a vicenda, se dobbiamo andarcene o restare in Iraq.
Chi sostiene il mantenimento delle truppe lo motiva in larga parte con il fatto che andarsene significherebbe consegnare il paese alla guerra civile. Forse, ma può anche essere che proprio la presenza di truppe straniere nel paese abbia riunito Sciiti e Sanniti che potrebbero anche trovare un accordo.
A mio parere eventualmente i motivi per restare sono essenzialmente i seguenti:
-          Andarsene oggi potrebbe apparire una fuga disonorevole anche a causa dei venti morti che abbiamo lasciato nella scriteriata operazione decisa per compiacere un potente alleato che si credeva ormai vittorioso  (motivazione non nuova nella storia del nostro paese);
-          Non conviene a noi e a nessun paese occidentale lasciare il paese in mano ai fondamentalisti islamici.
Così una guerra sbagliata voluta sostanzialmente dal governo americano, ma sostenuta anche dalla dabbenaggine di altri governi europei vassalli degli Stati Uniti, è diventata una trappola con poche vie d’uscita.
Infatti anche l’intervento dell’ONU resta improbabile se gli Stati Uniti non intendono rinunciare al comando delle operazioni e dubito che lo faranno.

lunedì 17 maggio 2004

Siamo in guerra

Ormai è palese che la  nostra non è più una missione pace.Non lo è mai stata, ma fino a qualche tempo fa si poteva fingere che lo fosse. Ora siamo in guerra. Sarà il caso che almeno il Parlamento si esprima, come vuole la Costituzione.
Avremmo dovuto essere solidali con Francia e Germania l'anno scorso. Non avremmo poi dovuto partecipare ad una missione che di pace aveva solo il nome. L'Italia e l'Europa non avevano alcun interesse a partecipare alla sconsiderata avventura di Bush. Oggi però da quell'avventura è derivata una situazione pericolosa per tutto l'Occidente e forse non è più il caso di abbandonare, non tanto per l'eventuale guerra civile che potrebbe insorgere nel paese (in fondo sono fatti degli iracheni), quanto perché il paese è diventato una base di Al Qaeda, ciò che non era ai tempi di Saddam Hussein, e l'eventuale vittoria degli estremisti islamici costituirebbe un grave pericolo per tutto l'Occidente. A questo punto ci vorrebbe una risoluzione comune europea che decidesse di continuare la guerra. Ma posso anche capire che chi non l'ha mai voluta non si voglia impegnare, anche perché le opinioni pubbliche sono in larga parte contrarie.

domenica 16 maggio 2004

Iraq - Che si arrangino da soli!

[La vignetta di Elle Kappa presa dalla Repubblica diceva "che succederà  se lasciamo l'Iraq?" "Niente, gli lasciamo cappuccio, chiodi, filo spinato, elettrodi, ecc., e che si arrangino da soli]




















sabato 15 maggio 2004

BARBARIE

Non ci sono limiti all’orrore.
Prima le foto delle torture sui prigionieri iracheni da parte dei soldati americani venuti a portare la democrazia a chi per trent’anni aveva subito il terrore di un regime dittatoriale, poi il video del civile americano sgozzato.
Si tratta di episodi ugualmente esecrabili, con la differenza che loro, i fondamentalisti islamici, sono “barbari”, mentre gli americani non solo dovrebbero essere civili, ma si sarebbero assunti il compito di portare la democrazia nel mondo.